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Liturgia

Gli Statuti approvati dalla Chiesa in forma definitiva nel 2008, entrano nel merito delle particolarità liturgiche del Cammino neocatecumenale specificandone le concessioni:

  • i neocatecumenali celebrano l’eucaristia in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica (sabato sera) (Statuti Art.13 – § 2):
    • sono svolte seguendo le disposizioni del Vescovo;
    • sono aperte ad altri fedeli, essendo incluse nella pastorale della liturgia domenicale della parrocchia ove è radicata la comunità;
  • la celebrazione avviene secondo la liturgia definita del Rito Romano, con le uniche concessioni ammesse sono quelle esplicite autorizzate dalla Santa Sede (Statuti Art.13 – § 3):
    • la Santa Comunione avviene sotto le due specie, per la distribuzione, i neocatecumenali la ricevono in piedi, restando al proprio posto;
    • lo scambio della pace, “ad experimentum”, avviene dopo la Preghiera universale» ovvero prima dell’offertorio eucaristico.

La questione liturgica

La Congregazione del Culto Divino ha svolto un’analisi delle particolarità liturgiche del Cammino molto intensa, che si è protratta per molti anni e che ha visto importanti cambiamenti nel corso del tempo:

A distanza di quasi ventitré anni dalla raccomandazione di osservare «le norme liturgiche» «senza negligenze e senza omissioni» da parte del pontefice Giovanni Paolo II, il 1º dicembre 2005 la Congregazione del Culto divino, a firma del cardinale Francis Arinze, ha inviato una lettera a Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi per comunicare le «decisioni del Santo Padre» a proposito delle liturgie del Cammino neocatecumenale, raccomandando:

  • di seguire «i libri liturgici approvati, senza omettere né aggiungere nulla» e richiedendo, fra le altre cose:
  • che «almeno una domenica al mese» le comunità del Cammino partecipino alla Messa della parrocchia;
  • che le «eventuali monizioni» previe alle letture della Messa siano «brevi»;
  • che l’omelia sia «riservata al sacerdote o al diacono»;
  • che il modo di ricevere la Santa Comunione diventi entro «un tempo di transizione (non più di due anni)» (ossia entro dicembre 2007) lo stesso di tutta la Chiesa.

Sul sito ufficiale del Cammino è presente un’interpretazione di Giuseppe Gennarini (responsabile del Cammino per gli Stati Uniti e per i rapporti con la stampa.

La lettera del cardinale Arinze segue di pochi giorni l’incontro di Argüello, Hernández e padre Pezzi prima con la Congregazione del Culto Divino e subito dopo con papa Benedetto XVI. Gli iniziatori del Cammino invieranno il 17 gennaio successivo una lettera di risposta a papa Benedetto XVI, dichiarandosi «contentissimi delle “norme”» ricevute ed esprimendo «gratitudine», dichiarando che «ogni équipe di catechisti itineranti parlerà con il Vescovo di ogni Diocesi per concordare» la partecipazione dei neocatecumenali alla Messa parrocchiale «almeno una volta al mese», e ringraziando per «i due anni» concessi per adeguarsi al «modo della distribuzione della Comunione».

In una catechesi tenuta ai neocatecumenali di Madrid il 22 febbraio 2006, Kiko Argüello comunque sostiene che la lettera di Arinze conterrebbe concessioni e conferme «alla Messa del Cammino che si celebra ogni domenica da più di trent’anni».

Le raccomandazioni della lettera del cardinale Arinze sono poi state riprese nello Statuto definitivo del Cammino, con alcune importanti differenze:

  • Come raccomandato nella lettera di Arinze, il Cammino segue pienamente il Magistero della Chiesa Cattolica
  • Le monizioni sono concesse poiché già previste nel Magistero
  • La messa neocatecumenale è a tutti gli effetti una messa della parrocchia cui la comunità appartiene, aperta a tutti i fedeli, pertanto decade l’obbligo della messa mensile in parrocchia
  • È concesso ai neocatecumeni di ricevere la comunione in piedi restando al loro posto, superando pertanto l’obbligo di comunicarsi come nella liturgia ordinaria
  • Dopo la lettura del Vangelo, durante la liturgia, il sacerdote invita i presenti ad esprimere brevemente ciò che la parola proclamata ha detto alla propria vita. Questa testimonianza è chiamata nel gergo neocatecumenale risonanza, ed è distinta dall’omelia, riservata al sacerdote.                                                —————————————–

    Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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    Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

    … e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

                            ————————————–

    (Le foto eventuali, dei personaggi, sono state prese su Google / Immagini, per cui, anche se le loro azioni sono in sintonia con l’argomento trattato, non necessariamente debbono corrispondere ai personaggi stessi di questo articolo).

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