(Cammino Neocatecumenale)* 03 – Origini

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Origini: Nei primi anni sessanta, Francisco José Gómez Argüello Wirtz, detto Kiko, era un pittore ateo attratto dal pensiero  esistenzialista di Jean-Paul Sartre. La sua conversione al Cristianesimo seguì a un periodo di crisi esistenziale, durante il quale l’incontro con l’estetica e la filosofia spiritualista di Henri Bergson (che attribuisce all’intuizione un ruolo superiore alla ragione come strumento di conoscenza del reale), gli aprì la strada al dubbio religioso.

Negli anni successivi, lavorando con un gruppo di artisti e architetti di arte sacra, entrò in contatto con la spiritualità di Charles de Foucauld, la quale rappresentò un momento di svolta nel suo percorso interiore, portandolo ad abbandonare il suo precedente stile di vita, le sue precedenti convinzioni filosofiche e l’attività di pittore, per andare a vivere nella baraccopoli di Palomeras Altas, alla periferia di Madrid, dove vivevano famiglie di zingari e quinquilleros emarginati.

A Palomeras Altas, in un contesto sociale caratterizzato da forte marginalità e degrado, Kiko Argüello si trovò presto impegnato nell’opera di evangelizzazione dei baraccati, nonostante questa non fosse stata inizialmente la sua intenzione. Lì incontrò Carmen Hernández, una laureata in chimica associata per alcuni anni all’Istituto Misioneras de Cristo Jesús; tra il 1964 e il 1967 Kiko Argüello si impegnò con lei nell’elaborazione di una “sintesi kerigmatico-catechetica” ispirata al Concilio Vaticano II e fondata su un connubio tra Parola di Dio, liturgia ed esperienza comunitaria, che sarà la base dottrinale del futuro Cammino neocatecumenale. È proprio da questa loro riflessione che avrà origine l’idea di un cammino spirituale, fondato sulla creazione di piccole assemblee (le future comunità) di cristiani formate dai poveri di Madrid.

Secondo Hernández, Argüello le confidò in quegli anni esperienze mistiche e apparizioni mariane nelle quali Maria, madre di Gesù, lo esortava a dar vita a «comunità come la Sacra Famiglia di Nazaret».

Kiko Argüello racconta che l’allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo, venuto a conoscenza dei piccoli gruppi che si stavano formando nelle baraccopoli, li invitò a estendere quell’esperienza ad alcune parrocchie delle città di Madrid e di Zamora.

L’esperienza delle parrocchie cittadine, generalmente benestanti, era però diversa da quelle degli emarginati delle baracche. Molti cittadini non avevano evidenti bisogni materiali e le catechesi venivano vissute come conferenze di teologia, come occasioni di crescita intellettuale e non, come nelle intenzioni degli iniziatori, come un cammino di conversione e di kenosis dove, gradualmente, la spiritualità dell’uomo vecchio si spogliasse per poter essere rivestita della nuova creazione nello Spirito Santo.

Per tali motivi, gli iniziatori pensarono a un percorso di riscoperta del Battesimo (denominato “neo-catecumenato post-battesimale”) finalizzato alla preparazione spirituale degli adulti, con l’ambizione di rispondere ai cambiamenti sociali di quegli anni. È in questo periodo che si forma la struttura del Cammino Neocatecumenale, come percorso spirituale della Chiesa cattolica rivolto non solo ai poveri ma a tutti i cristiani.

Nel 1968 Kiko Argüello e Carmen Hernández furono invitati in Italia da mons. Dino Torreggiani, fondatore della congregazione religiosa dei Servi della Chiesa, mentre lo stesso Casimiro Morcillo scrisse una lettera di presentazione diretta al cardinale Angelo Dell’Acqua, allora vicario del pontefice Paolo VI.

Andarono a vivere nelle baracche del Borghetto Latino a Roma e avviarono il Cammino nella parrocchia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e Santi Martiri Canadesi, nel quartiere Nomentano; nel luglio del 1969 passarono poi a Firenze nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto (Scandicci), in seguito avviarono il Cammino nelle parrocchie romane di Santa Francesca Cabrini, di San Luigi Gonzaga e della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo e infine a Ivrea.

Da Roma, Firenze e Ivrea, il Cammino si diffuse successivamente in molte altre diocesi di Italia e del mondo. Nelle Marche (si pensava a un Centro a Loreto) Kiko Argüello e Carmen Hernández vennero accolti nella Parrocchia della Sacra Famiglia di Porto San Giorgio, la quale successivamente, grazie a un fedele della parrocchia, donò una grande collina dove venne costruito il Centro Neocatecumenale Servo di Javhè di Porto San Giorgio, visitato da papa Giovanni Paolo II poco tempo dopo la sua costruzione.

Nell’aprile del 1970, a Majadahonda, nei pressi di Madrid, Kiko Argüello e Carmen Hernández, insieme ad altri responsabili e parroci, si posero il problema dell’identità delle comunità che si stavano formando nelle parrocchie. Tale riflessione confluì nella definizione delle caratteristiche fondamentali del Cammino neocatecumenale come movimento organizzato e strutturato sul territorio.

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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(Le foto eventuali, dei personaggi, sono state prese su Google / Immagini, per cui, anche se le loro azioni sono in sintonia con l’argomento trattato, non necessariamente debbono corrispondere ai personaggi stessi di questo articolo).

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