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Sapienza 1,16

16 Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle.

Sapienza 2,10-24

10 Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio.
11 La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile.
12 Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta.
13 Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore.
14 È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo,
15 perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade.
16 Moneta falsa siam da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezze. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre.
17 Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine.
18 Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
19 Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione.
20 Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà».
21 La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati.
22 Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure.
23 Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura.
24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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(Le foto eventuali, dei personaggi, sono state prese su Google / Immagini, per cui, anche se le loro azioni sono in sintonia con l’argomento trattato, non necessariamente debbono corrispondere ai personaggi stessi di questo articolo).

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