(Il Discernimento Spirituale)* 11 – 11° Regola

11° regola: Se sei consolato pensa a umiliarti e a ridimensionarti, pensando al poco che vali nella desolazione, senza quella grazia o consolazione. Al contrario, se sei nella desolazione, pensa che, con la sua grazia, puoi resistere, prendendo forza dal Signore (Esercizi Spirituali n. 324).

Commento alla XI regola di discernimento

“MI IMPOSSESSO DI QUELLO CHE MI È STATO DONATO”

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La consolazione è un dono, non è né una conquista, né un privilegio di qualcuno. Tanto meno è un merito che si è costruito con le proprie forze. Lo dimostra come la soddisfazione di ciò che si costruisce passa in fretta e non la si ricorda più.

La consolazione spirituale invece, come ogni dono, è immeritato e chi la sperimenta gode del dono di Colui che lo dona. Anzi possiamo spingerci oltre: gode della presenza del Donante. Non si vede ma sente col cuore che c’è!!!
E’ per questo che consolazione significa “stare-con-chi-è-solo” e sentirlo.

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Certo, è necessario mantenersi umili per capire cosa significa davvero essere felice.

La superbia o l’autosufficienza sono i peggiori nemici che ti portano a dire: “mi impossesso di quello che mi è stato donato”, lo faccio diventare mio fino al punto di rivenderlo come qualcosa di cui ho il brevetto.

E il mondo è pieno di furboni: chiromanti, falsi sensitivi, maestri, ecc.

Invece vale una regola della natura: “il vuoto attira il pieno”Solamente se nel tuo cuore c’è spazio potrà entrare la consolazione di Dio. Se è già pieno di rumori e false presenze non bisogna lamentarsi che Lui non trovi posto.
È l’esperienza di chi lascia le cose che pesano e cammina solo con quelle che servono. Questa è la vera povertà spirituale di cui parlano i Vangeli, soprattutto quelli di Luca quando chiede al discepolo di puntare dritto a Gerusalemme.

Altrimenti se viviamo da ricchi, per Dio non ci sarà mai posto, di Lui non avremo bisogno, “lo conosciamo già” o l’abbiamo già fabbricato a nostro “uso e consumo”. Anzi di più: abbiamo soldi e potere per comprarlo!

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Per questo il nemico (le altre voci del cuore a cui diamo ascolto) ti tentano, semplicemente per farti diventare vanitoso e autosufficiente. Ma quando la terra sotto i piedi inizia a tremare e le cose o le relazioni ti tradiscono ti lasciano senza nulla sul ciglio della strada mezzo morto.

Lì uno si rende conto che non è Creatore ma solamente creatura chiamata a stare in relazione con il suo Creatore !

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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(Le foto eventuali, dei personaggi, sono state prese su Google / Immagini, per cui, anche se le loro azioni sono in sintonia con l’argomento trattato, non necessariamente debbono corrispondere ai personaggi stessi di questo articolo).

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