(Lotta contro il male)* 24 – “Satana attrae facendo sembrare buono e innocuo ciò che è contrario a Dio”

Intervista a don Paolo Morocutti, teologo e insegnante di esorcisti

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«La più grande astuzia del diavolo è farci credere che non esiste». Non è un teologo a parlare. Neppure un santo. È il poeta francese Charles Baudelaire.

La presenza operante e silente di Satana è come un cancro non scoperto che in modo subdolo e inavvertito svilisce un corpo e si annida in tanti dei suoi organi con letali metastasi.

Lo sa bene Don Paolo Morocutti, esorcista della diocesi suburbicaria di Palestrina, suffraganea della diocesi di Roma; membro dell’AIE (Associazione Internazionale Esorcisti); docente in vari corsi per la formazione degli esorcisti.

Molte persone vorrebbero incontrare un esorcista per porgli le domande che da anni nascondono nel cuore. Ecco le sue risposte ad alcune di queste domande.

Alcuni teologi considerano gli esorcismi biblici – anche quelli di Gesù – semplici guarigioni di malattie che, allora, venivano considerate influssi spirituali. Cosa ne pensa?

In realtà la questione è ormai superata da tempo. Si tratta più che altro di onestà intellettuale, l’esegesi biblica più attenta e la teologia affrontata seriamente riconoscono in modo chiaro la differenza con cui il Cristo, nei vangeli, si è rivolto ai malati e agli indemoniati. Si tratta di due modi chiaramente distinti.

Il catechismo della Chiesa Cattolica ha un magistero chiaro su questo tema e ogni buon cattolico non può prescindere da questo. In ultimo mi preme citare il magistero dei “santi” i quali con la loro vita di unione a Cristo vissuta nella Chiesa non hanno fatto altro che confermare il magistero in modo chiaro e inequivocabile.

Certe persone liquidano il ministero dell’esorcista considerandolo un’usurpazione del lavoro dello psicologo. Come risponde?

Insegno Psicologia Generale alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e ho ben chiara la differenza tra le due discipline.

In realtà secondo l’antropologia cristiana, l’uomo va sempre e comunque compreso attraverso una visione integrale e unitaria.

Le due discipline non sono affatto in competizione ma in stretta connessione.

Un persona disturbata spiritualmente quasi sempre ha bisogno di un sostegno umano e qualificato per poter interpretare e camminare serenamente. Quando si “tocca” lo spirito si “tocca” anche la carne e viceversa.

Il problema si pone quando la psicologia, specialmente la psicoterapia, fonda la sua convinzione su visioni antropologiche improbabili o lontane dall’umanesimo cristiano, in quel caso si possono creare dicotomie pericolose o comunque sconvenienti.

Quali sono i criteri per discernere e scartare i casi psicologici dai casi spirituali?

La sapienza millenaria della Chiesa attraverso la formazione dei libri liturgici, che tra l’altro per noi cattolici sono magistero ufficiale, sviluppano un percorso attraverso il quale il presbitero esorcista può riconoscere l’opera e la presenza del maligno.

Mi sembra utile menzionare che nell’ultimo rituale si invita l’esorcista ad avvalersi delle scienze mediche e psicologiche per un migliore discernimento.

Tuttavia il rituale indica come criteri di discernimento: il parlare lingue sconosciute, conoscere e rivelare cose occulte, manifestare una forza non proporzionata all’età e alla condizione naturale del soggetto.

Non si tratta di criteri assoluti, si tratta di segni che se valutati all’interno di una quadro generale e differenziato possono aiutare grandemente l’esorcista a discernere.

Occorre dare molto tempo all’ascolto della persona e fare un’analisi attenta dei comportamenti e delle consuetudini di vita del soggetto.

Occorre concentrarsi più sulla vita morale del soggetto che sui segni, che tuttavia possono essere di grande aiuto.

A questo punto, la domanda conseguente che affiora nella mente è: Quali sono i canali principali attraverso i quali può avvenire una vessazione o addirittura una possessione diabolica?

Il canale principale è certamente il peccato. In particolare lo stato di peccato grave vissuto in modo deliberato e senza pentimento, questa condizione espone in generale l’anima all’azione del maligno.

Detto questo, i canali principali dell’azione straordinaria del maligno sulle anime sono: l’esoterismo, le arti magiche, l’adesione più o meno consapevole a pratiche filosofiche di ispirazione orientale o comunque incompatibili con una visione antropologica cristiana e, infine, la partecipazione a gruppi di ispirazione palesemente satanica.

Spesso queste realtà si nascondono dietro ideologie apparentemente innocue, occorre vigilare. Satana attrae con la sua apparente bellezza facendo sembrare buono e innocuo ciò che è contrario a Dio.

Tuttavia al centro del discernimento c’è sempre l’agire morale della persona. Se la persona agisce in modo moralmente retto e rimane in stato di grazia cercando la verità, difficilmente sarà oggetto dell’azione straordinaria del maligno, il quale eserciterà comunque la sua azione in modo ordinario. Ovviamente, fanno eccezione le vite dei santi che, per una particolare permissione di Dio, vivono il combattimento talvolta anche in modo cruento.

Cosa ha imparato di positivo dall’esercizio di questo ministero e che può consegnare come lezione o consiglio ai lettori?

Che l’amore di Gesù Cristo per le nostre anime è una cosa seria e che l’anima va custodita nella grazia come il dono più bello e sublime che Dio ci ha fatto.

Oggi il senso del peccato sta sempre più sbiadendo in virtù di una concezione assai sbagliata della misericordia. In questo ministero ho chiaramente compreso che L’Eucaristia, celebrata ed adorata, la confessione sacramentale regolare e l’amore filiale a Maria Santissima, sono le armi sicure per camminare sempre in grazia e verità e godere sempre della dolce presenza di Gesù nella nostre anime.

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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