Ci vergogniamo sempre un po’, e in un certo senso va bene che sia così. Quanto sarebbe triste non provare vergogna! Superato quel primo momento, confessandoci sappiamo che Dio, attraverso il confessore, ci perdona e usciamo liberi e puliti, rinnovati dalla grazia del sacramento.

Ecco qualche consiglio che forse vi può essere utile…

I peccati mortali devono essere sempre tutti confessati, avendo cura di specificare, nella Confessione, alcuni elementi, come di seguito si potrà leggere. È buona abitudine confessare anche i peccati veniali, sebbene non sia obbligatorio.

Requisito per una buona Confessione è l’accusa sincera dei peccati commessi di cui si ha memoria.

Risultati immagini per esame di coscienza Come la Santa Madre Chiesa ha autorevolmente (e dogmaticamente) insegnato, sono oggetto obbligatorio e necessario tutti e ciascuno i singoli peccati commessi da quando si ha l’uso della ragione in poi, i quali vanno confessati bene, ovvero non genericamente, ma per specie, numero e circostanze.

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L’inosservanza volontaria di tale indicazione, come già visto per ciò che concerne il sincero pentimento, non solo rende la Confessione invalida, ma la trasforma in sacrilega. Cerchiamo di focalizzare bene i dettagli di questo importantissimo ulteriore elemento costitutivo della “quasi materia del Sacramento”.

Bisogna quindi anzitutto distinguere tra oggetto obbligatorio e necessario della Confessione e oggetto consigliato e raccomandato di essa. È strettamente obbligatorio confessare i peccati mortali, ovvero quelli aventi una materia grave (in sé o per le “proporzioni” della trasgressione) e che siano stati commessi con piena avvertenza (rendendosi conto della gravità di ciò che si stava facendo) e deliberato consenso (non sotto la spinta di violenza o altra gravissima causa).

Tanto per fare qualche esempio di comuni peccati che sono sempre mortali per la gravità della materia in se stessa, possiamo citare i sacrilegi, le irriverenze, le bestemmie, il falso giuramento, l’omessa santificazione del giorno festivo, l’uso di droga, le percosse, l’impurità in tutti i suoi generi e specie, l’inverecondia e l’immodestia.

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Ci sono invece alcuni peccati che diventano mortali quando la materia da “lieve” diventa “grave”.

Per esempio il furto, che è peccato veniale quando cade su oggetti di scarso valore, mentre è peccato mortale quando l’entità della cosa rubata o ingiustamente trattenuta è considerevole; le mancanze nei confronti dei genitori, che diventano gravi quando sono ingiurie o quando sono disubbidienze in cose di grande entità; le volgarità e le parolacce, che diventano gravi quando sono a sfondo sessuale o quando sono dette con odio per ferire e colpire il prossimo.

Questi peccati vanno confessati non in maniera generica, ma per specie: non basta dire “ho peccato contro il Secondo Comandamento”, perché un conto è la bestemmia, un conto il falso giuramento, un conto la nomina inutile del nome di Dio, della Madonna o dei santi; non basta dire “ho commesso atti impuri”, perché altra cosa è l’adulterio rispetto ai rapporti prematrimoniali, o al peccato impuro solitario, ecc.

Va inoltre specificato il numero, perché tanti sono i peccati mortali quante sono le volte che si sono commessi e ciò determina un profondo aggravamento sia della situazione della coscienza sia delle pene dovute per il peccato (che faranno fare il Purgatorio nonostante l’assoluzione).

Quando non si ricorda il numero preciso, bisogna dare al confessore “l’ordine di grandezza”, avvicinandosi il più possibile alla verità. Se un penitente sa di aver colpevolmente “mandato in vacanza il Padre eterno” durante il periodo estivo, non sarà per lui sufficiente dire “ho mancato alla Santa Messa”, ma dovrà appunto specificare “per tutto il periodo estivo”.

Se si confessa un bestemmiatore abituato,

Risultati immagini per bestemmiatore dovrà far chiaramente capire che non è che gli sia scappata una bestemmia in un momento di collera, ma che più volte ha offeso il nome di Dio, ecc.

Infine vanno specificate le circostanze quando queste mutano la natura del peccato oppure ne aggravano o diminuiscono la gravità.

Se si è bestemmiato dinanzi a un figlio piccolo, bisogna specificarlo, perché questa aggravante (il vero e proprio scandalo dato a un piccolo dal proprio genitore) è quasi più grave del peccato commesso; così come se si è mancati alla Santa Messa, avendo dei figli piccoli che devono avere nei genitori un modello e uno sprone per imparare l’osservanza della Legge di Dio.

Se si è commessa qualche impurità, bisogna specificare se il complice, per esempio, fosse sposato in Chiesa (anche se divorziato), perché l’atto si trasforma immediatamente in adulterio che è molto più grave della fornicazione semplice, ecc.

Similmente se si è mancati alla Santa Messa

Risultati immagini per santa messa non per negligenza ma per improvvisi problemi che hanno reso molto difficile la partecipazione (se non addirittura moralmente impossibile: la malattia personale, un incidente stradale, il ricovero improvviso di una persona cara), bisogna specificarlo; così come se fosse scappata una bestemmia in preda all’ira da parte di chi non ha questa abitudine e si è ritrovato con un’espressione blasfema uscitagli dalla bocca senza nemmeno capire come è successo; oppure i peccati che sono stati commessi per ignoranza anche se colpevole (cosa che avviene quando si trasgredisce gravemente la Legge di Dio, senza sapere o avere la piena consapevolezza della gravità del peccato, per difetto di formazione della coscienza, ecc.).

I peccati mortali vanno confessati tutti, anche quelli molto lontani nel tempo, di cui non si abbia la certezza di averli già portati dinanzi al tribunale della divina Misericordia. La Confessione, infatti, copre solo i peccati non confessati per dimenticanza, ma comporta sempre in sé l’obbligo che, qualora affiorino nella memoria peccati anche molto antichi che si è certi o quasi di non aver mai confessato, essi vengano umilmente confessati alla prima Confessione utile.

Sembra assai probabile l’opinione di chi ritiene, in caso di peccati molto antichi, che nonostante l’obbligo di confessarli alla prima occasione utile, il fedele possa accostarsi alla Comunione sacramentale, diversamente da ciò che accade qualora, nel presente, si commetta un peccato mortale, nel qual caso non bisogna per nessun motivo accostarsi all’Eucaristia senza premettere la Confessione sacramentale.

Risultati immagini per confessioneGli altri peccati (quelli veniali) e le imperfezioni morali non costituiscono oggetto obbligatorio di Confessione, ma la Chiesa ne “raccomanda caldamente” la confessione, dato che una coscienza che li sottovaluti si espone grandemente al pericolo di cadere in mancanze gravi e comunque, nel caso di peccati in senso stretto (piccole maldicenze, atti di superbia, bugie, volgarità non eccessive, scatti di collera, ecc.), si offende comunque Dio e si “aumenta” il tempo di purgazione che sarà necessario affrontare in Purgatorio prima di accedere alla visione beatifica.

Un’anima poi che voglia santificarsi non può in nessun caso e per nessun motivo prendere alla leggera venialità e imperfezioni, altrimenti cadrà inevitabilmente nelle sciagurate sabbie mobili della mediocrità e della tiepidezza, perderà un numero considerevole di grazie divine, farà molto meno bene (o lo farà molto peggio) di quello che dovrebbe o potrebbe.                                                    ( don Leonardo Maria Pompei )        

 

Schema per l’esame di coscienza e guida alla confessione

Dopo la confessione, a volte, ci succede che continuiamo a sentire che qualcosa non va bene. Dio ci ha perdonati,

Risultati immagini per confessarsi ostacoli ma ci costa perdonarci e continuiamo a pensare a ciò che abbiamo fatto di male. È successo a tutti. Spesso è più facile perdonare che perdonarsi.

Magari potessimo credere sempre più a Dio! C’è una grande differenza tra credere che Dio esista e credere a quello che ci dice. Posso credere che Dio esista, ma non significa che confidi necessariamente in Lui e creda a ciò che mi dice. Il diavolo non dubita del fatto che Dio esista, ma certamente non confida in Lui. Non confida nella sua bontà né nel suo amore. Farei un affare con qualcuno di cui non mi fido? Mai! Chiedere il dono della fede, che mi porti a credere davvero a Dio che mi perdona, è un grande primo passo per perdonarmi e amarmi come sono.

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Devo credergli soprattutto quando mi dice: “Ti amo come figlio”.

Dobbiamo chiederci con la massima sincerità: “Perché mi costa perdonarmi?” Chiediamo a Dio di aiutarci a scoprirlo. Non siamo sempre abituati ad ascoltare le ragioni più profonde che ci fanno agire o che ci impediscono di eliminare ciò che ci lega. Non si tratta solo di un esercizio di autocoscienza, ma di una riflessione illuminata dalla grazia in cui, per mano dello Spirito, analizziamo ciò che abbiamo dentro per scoprire quello che ci lega e liberarci.

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L’umiltà: È la virtù principale nella vita cristiana, che serve per qualsiasi tipo di crescita spirituale. Necessaria soprattutto per vivere il perdono, l’umiltà è piena di verità e di accettazione.   Dobbiamo accettarci come siamo, con la nostra grandezza e la nostra fragilità.

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Spesso il non perdonarci è pieno di orgoglio, vanità e superbia. Il nostro perfezionismo non ci permette di accettare realmente che siamo fragili.

Risultati immagini per perfezionismo È umile chi riconosce i propri doni come suoi limiti e riconosce la verità più importante:   Dio ci ama indipendentemente da quello che facciamo o smettiamo di fare.

Un antico autore spirituale scriveva qualcosa del genere. Diceva che molte volte, quando combattiamo contro i nostri vizi – e il non perdonarsi è uno di questi – li teniamo come in gabbia perché non attacchino, ma allo stesso tempo continuiamo ad alimentarli con pensieri sbagliati e, loro, ci tengono come incatenati.

Possiamo tenere questa bestia in gabbia, ma le diamo da mangiare con il perfezionismo e la non accettazione, con parole che non sono altro che scuse piene di compassione nei propri confronti. Optiamo per non alimentarla, per ostacolare ogni pensiero perfezionista e orgoglioso.

Un grande passo per perdonarci è dire: “Questo è ciò che ho fatto, e queste sono state le conseguenze. Ne sono responsabile e le assumo”. Riconoscere il danno che abbiamo commesso è necessario per comprendere che Dio può, con i nostri tratti sbagliati, aiutarci a realizzare un quadro migliore. Se non mi rendo responsabile, non permetto nemmeno che Dio guarisca la mia ferita.                                                                                                           (di Kenneth Pierce)

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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(Le foto eventuali, dei personaggi, sono state prese su Google / Immagini, per cui, anche se le loro azioni sono in sintonia con l’argomento trattato, non necessariamente debbono corrispondere ai personaggi stessi di questo articolo).

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