(Cristianesimo cattolico)* 35 – La sopportazione e la pazienza fanno conservare l’unità e la pace

Una nonna racconta alla nipote quali sono gli “ingredienti” necessari per costruire una famiglia solida. E dice:

“Primo ingrediente: pazienza!
Secondo ingrediente: pazienza!
Terzo ingrediente: pazienza!”

Dal trattato sui “Vantaggi della pazienza” di san Cipriano, vescovo e martire. (Nn 13. 15; CSEL 3, 406-408)

“Chi persevererà sino alla fine sarà salvato” (Mt 10, 22; 24, 13): questo è comando salutare del nostro Signore e Maestro.

E ancora: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-

32). Bisogna perciò avere pazienza e perseverare, fratelli carissimi, perché, ammessi alla speranza della verità e della libertà, possiamo davvero arrivare alla verità e alla libertà.

Il fatto stesso di essere cristiani è questione di fede e di speranza; ma perché la speranza e la fede possano arrivare a portare frutto, è necessaria la pazienza.

Noi non miriamo infatti alla gloria presente, ma alla futura, secondo quanto ammonisce l’apostolo Paolo, quando dice: “Nella speranza noi siamo stati salvati.

Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza” (Rm 8, 24-25).

L’attesa e la pazienza sono necessarie perché portiamo a compimento quello che abbiamo cominciato a essere e raggiungiamo quello che speriamo e crediamo perché Dio ce lo rivela.

In un altro passo lo stesso Apostolo, rivolgendosi ai giusti e a coloro che con le buone opere e mettendo a frutto i doni ricevuti si procurano tesori per il cielo, insegna loro a essere pazienti dicendo: “Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

E non stanchiamoci di fare il bene, e a suo tempo mieteremo” (Gal 6, 10. 9).

Egli ammonisce tutti a non venir meno nell’operare per mancanza di pazienza; nessuno distolto e vinto dalle tentazioni, desista nel bel mezzo del cammino della lode e della gloria, e rovini così le azioni precedentemente compiute, perché non porta a compimento quelle incominciate.

Infine l’Apostolo, parlando della carità, le unisce anche la sopportazione e la pazienza: “La carità”, dice, “è paziente; è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,… non si adira, non tiene conto del male ricevuto. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-5).

Egli ci fa vedere così che essa può perseverare tenacemente per il fatto che sa sopportare tutto. E altrove: “Sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4, 2b-3).

Con ciò ha voluto dimostrare che non si può conservare né l’unità né la pace se i fratelli non si sostengono vicendevolmente con la mutua sopportazione e non serbano il vincolo della concordia con l’aiuto della pazienza.

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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