(Esercizi spirituali)* 23 – Prima settimana, inizio: principio e fondamento

La prima settimana è incentrata sul peccato.

L’uomo è creato per unirsi a Dio nella gioia eterna ma questa salvezza è ostacolata dall’uomo con atti contrari alla legge di Dio e quindi al Suo amore.

Il peccato degli Angeli, il peccato originale dei progenitori e quello dell’uomo di sempre hanno distrutto le relazioni fondamentali dell’essere umano con Dio, con gli altri uomini, con la natura e con sé stesso (cf. Esortazione Apostolica Reconciliatio et Paenitentia di Giovanni Paolo II, 2 dicembre 1984).

E’ un’offesa a Dio e perciò radicale alienazione dell’uomo.

Oggi è più che mai necessaria la catechesi sul peccato, in quanto l’uomo non ne riconosce più il senso e crede in una salvezza senza l’aiuto di Dio.

S.Paolo fece esperienza del peccato e raccontò così la sua lotta interiore: “Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me” (Rom 7,14-17).

Ignazio ci conduce allora ad esaminare la nostra vita e attraverso una purificazione dal male ci fa giungere ad una nuova tappa che è necessaria perché il male non ha l’ultima parola nella nostra vita ma è stato sconfitto dal bene. (Don Giovanni Poggiali)

L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore, e così raggiungere la salvezza; le altre realtà di questo mondo sono create per l’uomo e per aiutarlo a conseguire il fine per cui è creato.

Da questo segue che l’uomo deve servirsene tanto quanto lo aiutano per il suo fine, e deve allontanarsene tanto quanto gli sono di ostacolo.

Perciò è necessario renderci indifferenti verso tutte le realtà create (in tutto quello che è lasciato alla scelta del nostro libero arbitrio e non gli è proibito), in modo che non desideriamo da parte nostra la salute piuttosto che la malattia, la ricchezza
piuttosto che la povertà, l’onore piuttosto che il disonore, una vita lunga piuttosto che una vita breve, e così per tutto il resto, desiderando e scegliendo soltanto quello che ci può condurre meglio al fine per cui siamo creati.

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Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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