(Cristianesimo cattolico)* 16 – Il giusto semina nello spirito e perciò miete la vita eterna

A me sembra che da questo passo risulti che il giusto seminando nello spirito raccoglierà la vita eterna. In realtà, tutto quel che viene seminato e raccolto dall’uomo giusto, lo raccoglie Dio. Il giusto, infatti, appartiene a Dio, il quale miete dove non ha seminato lui, ma il giusto. Diremo quindi così: il giusto ha sparso, ha dato ai poveri e il Signore raccoglierà per sé tutto ciò che il giusto ha così seminato.

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Mietendo infatti ciò che non ha seminato e raccogliendo ciò che non ha sparso, giudicherà come offerte a sé tutte le cose che sono state seminate o sparse nei poveri, dicendo a quelli che hanno beneficato il loro prossimo: « Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» (Mt 25,34-35). E poiché vuole mietere dove non ha seminato e raccogliere dove non ha sparso, quando non troverà nulla dirà a coloro che non gli hanno dato questa possibilità: « Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare» (Mt 25,41-42).

Egli è davvero duro, come dice Matteo, e severo come lo definisce Luca (19,21 ), ma verso coloro che abusano della misericordia di Dio per propria negligenza, non per convertirsi, come ci ricorda l’Apostolo: « Considera la bontà e la severità di Dio» ( Rm 11,22). I negligenti dunque saranno trattati con severità, tu invece con bontà, se rimarrai nella bontà. Se uno è convinto che Dio è buono e spera di esserne perdonato se a lui si convertirà, con costui Dio è buono. Chi invece lo reputa così buono da non curarsi dei peccati degli uomini, con lui Dio non sarà buono, ma severo. Egli infatti arde d’ira per i peccati degli uomini che lo disprezzano. Se dunque il Cristo mieterà ciò che non abbiamo seminato e raccoglierà ciò che non abbiamo sparso, seminiamo nello spirito, distribuiamo i nostri beni ai poveri e non nascondiamo sotto terra il talento di Dio.

Questo timore è buono e non ci libera da quelle tenebre esteriori, ove saremo condannati come servi malvagi e indolenti. Malvagi per non aver usato la preziosa moneta delle parole del Signore, con le quali avremmo potuto diffondere la dottrina del cristianesimo e penetrare nei profondi misteri della bontà di Dio. Pigri per non aver trafficato la parola di Dio per la salvezza nostra e degli altri. Avremmo dovuto invece mettere alla banca le ricchezze di nostro Signore, cioè le sue parole, presso uditori che, come banchieri, mettono alla prova ed esaminano ogni cosa per poter ritenere soltanto la dottrina buona e vera e respingere quella cattiva e falsa. Di modo che, venendo il Signore, potesse raccogliere con i frutti e gli interessi, le parole da noi sparse negli altri. Infatti ogni ricchezza, cioè ogni parola che porta l’impronta regale di Dio e l’immagine del suo Verbo, è un autentico tesoro.   Dal «Commento su Matteo» di Origene, sacerdote.

Il Signore parla al cuore di ciascuno di noi, ascoltarlo significa valutare bene le situazioni in cui ci troviamo e, se lo desideriamo, viverle nella sua volontà, non dimentichiamo ciò che ci disse nel Vangelo di Giovanni…

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Dal Vangelo di Giovanni 15,5: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto, sempre se lo desideriamo.

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