Ecco le mie esperienze in merito. Molto anni fa non pensavo di essere preso da passioni ingannatrici e dalla voglia di possesso, quasi morboso, di cose materiali.

Con il passare del tempo, senza fare nessun ragionamento particolare di convenienza o meno, ma solo avendo fede in Dio e consapevole che è Lui che cambia i nostri cuori, ho iniziato ad accorgermi che vivevo nell’ignoranza di queste cose e che mi auto ingannavo per tranquillizzarmi che ero nel giusto.

Mi ha fatto comprendere che la maggior parte delle attività quotidiane, quelle che non fanno parte della normale routine, se praticate naturalmente non danno problemi, cominciano a darle se avvertiamo quel desiderio morboso della ricerca di esse e sentiamo di star male se non le pratichiamo, questo è il campanello d’allarme che stiamo per cedere ad una passione e di diventarne schiavi.

E allora? Appena si sente il bisogno impellente di quella cosa, allontanarsi da essa immediatamente, inizialmente lo sforzo è minimo se lo facciamo subito, se invece ha messo già le radici, diventa più difficoltoso.

Inoltre, il Signore mi ha fatto comprendere che, anche se si hanno beni in abbondanza , la vita non è affatto assicurata e che il problema del mangiare, del bere e del vestire preoccupa la maggior parte degli uomini.

Senza che se ne rendano conto, il loro tempo viene assorbito da queste preoccupazioni. Ma il fattore ricchezza non garantisce la vita. Contro la morte interiore e quella fisica non c’è ricchezza che possa alleviarle annientarle.

E se nel momento stesso in cui uno ha raggiunto la stabilità economica si deve morire? Abbandonando tutto deve presentarsi a Dio privo di ogni cosa.

Se vedi un uomo arricchirsi, non temere: quando muore con sé non porta nulla.

La morte è l’infallibile riconoscimento dell’autentico e del falso, della sicurezza apparente e della sicurezza effettiva. Quando tutto viene a mancare cosa ti resta?

Nelle passioni e nelle cose materiali c’è vuoto e inconsistenza, danno una falsa felicità che lascia insoddisfatti, perché effimera.

Basta analizzare la storia di personaggi famosi e non che si sono distinti per passioni o per il possesso di cose materiali per capire che la vera felicità non risiede in queste cose.

E allora perché continua questa ricerca affannosa? Perché dietro di esse c’è l’inganno che fa sembrare oro ciò che è spazzatura.

Su che cosa o su chi si potrebbe contare? Sui propri beni? Sulle proprie capacità? Sui propri cari; moglie, marito, genitori, figli, amici? Sul proprio lavoro? …

Credo che tutti abbiamo sperimentato il fallimento nel credere che il nostro bene e quello dei nostri cari possa dipendere da questo. Non è vero? E’ vero in parte? Basta provare prestando attenzione al risultato e verificarlo dopo un tempo prefissato.

Tutte le cose a disposizione dell’uomo e l’uomo stesso, lasciano spalancato ai suoi piedi l’abisso del nulla.

Tutto questo è il Signore che me lo ha fatto capire e mi ha esortato ad ascoltare il cuore, la coscienza, dove Lui ci parla, non la mente, dove anche Satana agisce con le tentazioni ingannatrici. Di chiedigli che mi indichi qual’è la via giusta, in ogni avvenimento e non avere fretta nell’ottenere la risposta, di attendere fiducioso, in quanto i miei/nostri tempi non sono i suoi.

Gesù ci disse: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

Perciò non dimentichiamo di chiedere il suo aiuto se scegliamo di seguirlo.
 (Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia).

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