Una storia racconta di due amici, che camminavano nel deserto.

Ad un certo momento, durante il viaggio, cominciarono a discutere animatamente, ed uno dei due diede uno schiaffo all’altro che, addolorato, ma senza dire nulla, scrisse sulla sabbia:

Il mio migliore amico, oggi, mi ha dato uno schiaffo.

Continuarono a camminare, finché trovarono un’oasi, dove decisero di fare il bagno.

Colui che era stato schiaffeggiato, perse l’equilibrio e rischiava di annegare, ma il suo amico lo salvò. Dopo che si fu ripreso scrisse su una pietra:

Il mio migliore amico oggi mi ha salvato la vita.

Così fa il Signore con noi: le nostre colpe le occulta alla luce del suo volto, se dopo aver peccato torniamo a Lui i nostri peccati li dimentica,  le nostre opere buone, invece, saranno per sempre.

Impara a scrivere le tue ferite nella sabbia e ad incidere nella pietra le tue gioie.

Gesù ci ricorda nel Vangelo di Giovanni: 
 Gv 15,5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Perciò, se scegliamo di seguirlo, non dimentichiamo di chiedere il suo aiuto.
 (Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia).

 

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