Gesù sapeva guardare all’interno dell’anima delle persone con la sua lente di ingrandimento. Non si lasciava impressionare dalle categorie umane, dalla facciata superficiale, guardava l’anima dell’altro, quella del pubblicano, quella della samaritana, quella dell’adultera, quella del buon ladrone pentito, quella di Pietro che piangeva.
Il suo sguardo non si fermava mai all’esteriorità, all’apparenza. Andava più a fondo. Così ha potuto restituire la dignità a molti che pensavano che Dio non volesse avere niente a che fare con loro. Perché era una bugia.
Dio vuole dimorare in tutti. Magari potessimo consacrare sempre il nostro cuore a Dio, appartenergli interamente. Fino al più profondo di noi. Con i nostri sentimenti e i nostri pensieri, con la nostra vita e le persone che ci sono, con le sue valli e i suoi monti, le sue ferite e i suoi fiumi.

Però non dimentichiamo mai che …

Gesù ci disse: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto.

(Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia, il testo base è stato tratto da Aleteia e modificato con delle aggiunte ).

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