Vogliamo essere migliori. Vogliamo auto educarci nelle mani di Maria.
 Madre Teresa di Calcutta diceva che chi dedica il suo tempo a migliorare se stesso non ha tempo per criticare gli altri.
Affondiamo nella nostra vita interiore e così miglioriamo. Siamo dimora del Dio vivo, del Dio personale che ci ama, e così non cadiamo in quella critica degli altri che ci fa tanto male.
Come diceva San Paolo, “Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda” (Tito, 3,3).
 Non vogliamo essere così. Vogliamo affondare, approfondire il nostro mondo interiore. Quel mondo tante volte temuto e sconosciuto.
E affondando così nella nostra vita potremo affondare e avvicinarci al mistero degli altri, senza cadere nella critica. Perché nell’anima dell’altro abita Dio. Nel più profondo si nasconde la sua verità.
Devo togliermi le scarpe davanti alla porta della sua anima come Dio si toglie le scarpe davanti alla mia.
Però non dimentichiamo mai che …

Gesù ci disse: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 

… e non dimentichiamo nemmeno di chiedere il suo aiuto.

(Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia, il testo base è stato tratto da Aleteia e modificato con delle aggiunte ).

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