Una maestra

 chiese agli scolari della sua prima elementare di disegnare qualcosa per cui sentissero di ringraziare il Signore.
Pensò, quanto poco di cui essere grati in realtà avessero quei bambini, tutti provenienti da quartieri poveri.
Ma sapeva che quasi tutti avrebbero disegnato panettoni o tavole imbandite.
L’insegnante fu colta di sorpresa dal disegno consegnato da Tino:una semplice mano disegnata in maniera infantile.
Ma la mano di chi?
La classe rimase affascinata dall’immagine astratta.
“Secondo me è la mano di Dio che ci porta da mangiare” disse un bambino.
“Un contadino” disse un altro “perché alleva i polli e le patatine fritte!”
Mentre gli altri erano al lavoro, l’insegnante si chinò sul banco di Tino e domandò di chi fosse la mano.
“E’ la tua mano, maestra!” mormorò il bambino.
La maestra, si rammentò che tutte le sere prendeva per mano Tino, che era il più piccolo e lo accompagnava all’uscita.
Lo faceva anche con altri bambini, ma per Tino voleva dire molto.
Un ottimo esempio da imitare, ringraziare il Signore sempre, per tutto quello che ci da, perché tutto proviene da Lui, anche le cose che sembrano insignificanti, come per aver suscitato la maestra a prendere Tino per mano o per come Tino l’abbia chiesto. Anche questo gesto di ringraziamento è un suo dono, chiediamoglielo.
Inoltre il Signore ci chiede: Mt 18,3 «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Per cui diamogli la mano, ovvero lasciamogli aperta la porta del cuore,

Lui farà il resto e lasciamoci convertire e condurre come bambini.

Diamo la mano al nostro Maestro, appunto come Tino lo ha dato alla maestra aprendogli la porta del cuore, il quale, se non gli avesse dato la mano la maestra non l’avrebbe potuto condurre.

Così noi, se non lasciamo aperta la porta del cuore al Signore significa che non lo vogliamo ed Egli non prende dimora in noi e condurci.

Come dire non ti immischiare nei fatti miei, a me ci penso io, rifiutandolo, significa, accettare il demonio. La nostra salvezza non sta in questo.

La libertà consiste anche nello scegliere, non ci sono vie di mezzo neutrali, o l’uno o l’altro.
 Se lo desideriamo, chiediamo al Signore la grazia di sceglierlo e non affidiamoci ai nostri ragionamenti.
Gesù ci disse: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
(Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui, anche se a fumetti, non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia).

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