Un uomo chiese ad un monaco: “ che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?”.
 Il monaco aveva appena attinto acqua da un pozzo e rispose: “Guarda nel pozzo! Cosa vedi?”.
 L’uomo guardò nel pozzo: “Non vedo niente”.
Dopo un po’ il monaco disse: “Guarda ora! Cosa vedi?”.
L’uomo rispose: “ Ora vedo me stesso, mi specchio nell’acqua”.

 Il monaco disse: “ Vedi, quando io immergo il secchio, l’acqua è agitata.

Proprio come può succedere a tutti noi, in qualunque momento della vita.

Ad esempio, se non ci sentiamo corrisposti nel quotidiano o, per non allontanarci da questo mezzo di comunicazione che è Internet, quando uno attende logicamente una risposta da un interlocutore in un dialogo e non arriva, senza che ci sia una motivazione valida, può agitare.

E, in questo stato di acque agitate, non si riesce a capire perché accade.

Ora invece l’acqua è tranquilla. È questa l’esperienza del silenzio: l’uomo vede se stesso” e …

… entrando dentro noi stessi troviamo anche Dio.

Altrimenti non è possibile capire il suo modo di fare.


 Ora, con tutta tranquillità, riesaminiamo il fatto che non ci sentiamo corrisposti. Molte volte, tramite gesti apparentemente inappuntabili, si può cercare la propria gloria, di voler stare al centro dell’attenzione, di essere preso in considerazione, di essere uno che conta, di essere importante per gli altri, di sentirsi vivo. Senza sapere, se dovesse accadere, che tutto ciò ci inorgoglisce, ci altera, facendoci sentire, illusoriamente, diversi da quello che siamo …

 … e, per conseguenza, aspettarsi che tutti ci ossequino, dandoci l’impressione di essere saliti in alto …

 e, quando questo non arriva, sentiamo un’offesa quelle mancate risposte (al posto di ringraziare), quasi da odiare questi interlocutori.

In pratica, a conti fatti, agendo in questo modo, ci facciamo del male da soli diventando tristi, molto tristi e, solo con le acque calme, possiamo cercare di comprenderne il vero significato, …

… che Dio manda questi messaggi per far capire che, seguendo quella via di innalzare se stessi, si cade nel peccato di superbia, che ha l’apice massimo quando desideriamo essere il punto di riferimento per gli altri.
Proprio come Lucifero, angelo ribelle, scacciato dal Paradiso perché insuperbito, infatti voleva essere dio al posto di Dio e sottomettere le anime alla sua volontà, sia con il suo intervento che tramite chi aderisce ai suoi disegni ed è, a tutt’oggi, molto attivo.
 
 
Gesù ci disse: Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
(Le foto dei personaggi, di questo racconto, sono state prese su Google/Immagini, per cui, anche se a fumetti, non corrispondono ai personaggi stessi di questa storia).

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